Dizionario geografico Angius/Casalis

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EL MAS

[Elmas], come diceano gli spagnuoli, e usano tuttora i più, altrimenti il Maso, villaggio della Sardegna nella provincia e diocesi di Cagliari, compreso nel Campidano dello stesso nome, che fu parte dell’antico regno di Cagliari; il suo nome par derivato dalla parola latina usata nel medio evo: Mansum o Masus, che era secondo il Papia allegato da Dufresne una superficie prediale di dodici staiora.

 

Resta alla latitudine 39°, 16', ed alla longitudine occidentale da Cagliari 0°, 3'. Siede alla sponda destra del fiumicello Mazzèu, proveniente dalle falde de’ monti d’Olia in luogo piano, poco lungi dalle sponde del grande stagno. Vi si sente molto calore e umidità, e il frequente ingombro della nebbia, che producesi dallo stagno, e aumentasi dalle molte acque palustri. Non pertanto l’aria non è perniciosa in quel grado che potria parere; e ciò credo sia della sua buona esposizione, che da tutte parti è ventilato.

Le case saranno circa 85, tutte fabbricate a mattoni crudi, e le più con cortili ed orti. Una è la strada principale, che stendesi assai lunga, con una buona larghezza, ne molto storta nella direzione. In tempi di pioggia è assai fangosa.

Si numerano poco più di 80 famiglie, che avranno anime 450. I matrimonii sommano secondo la media dei prossimi anni a 6, le nascite a 16 e le morti ad altrettanto. Rari vivono oltre i 60 anni. Le frequenti malattie sono i dolori laterali e le febbri infiammatorie; la mortalità è maggiore nella prima età. A viver sani tutto l’anno usano salassarsi, o bagnarsi nello stagno nella vigilia di s. Gio. Battista.

Le professioni principali sono l’agricoltura e la pesca: in altri mestieri si esercitano pochissimi. Lavorasi in pochi telai e non si fa quanto sarebbe necessario per la famiglia. Questi paesani pajono amar l’ozio, e molto si dilettano nel giuoco delle carte.

La scuola primaria numera otto fanciulli, quando è piena, più spesso non vi concorrono che tre o quattro, non ostante che chi attende alla istruzione sia lo stesso paroco, la cui autorità potrebbe valere a persuadere i genitori a mandar i piccoli per avere i primi principii della educazione.

Religione. La chiesa parrocchiale è dedicata al m. s. Sebastiano. È piccola, rovinosa, e pauperrima. Un solo prete, che qualificano vicario, ha la cura delle anime. Fuor del villaggio è la chiesa di s. Catterina v. e m. che stimasi più antica della parrocchia, e vuolsi essere stata già uffiziata da’ monaci benedittini. Veramente è memoria che in questo villaggio fosse un antico monastero di camaldolesi dipendente dall’abbate di Monte-Cristo. Essa è situata a mezzo miglio dal villaggio in una eminenza che domina lo stagno, circondata da alcuni ulivi, fichi e peri. Vi si festeggia nel lunedì di Pentecoste con molto concorso dalla capitale e paesi vicini. Nella sera corresi il palio.

Agricoltura. L’area territoriale di questo villaggio si può calcolare di circa 8 miglia quadrate. Vedesi una pianura con piccole gibbosità qua e là. Il terreno è presso che in tutte parti argilloso e secco, molto adattato alle viti ed agli ulivi; ma poco felice per li cereali. Si seminano star. di grano circa 200, che sogliono produrre all’ottuplo, d’orzo la metà, che rende spesso il dodici, di fave 60, che danno non più del 6, di lino non si semina più di star. 6, e rende poco.

Vi sono da 150 star. di terreno chiuso diviso in 36 campi, ne’ quali si suol seminare.

La vigna prospera, e i vini neri e bianchi di varie qualità stimansi eccellenti. Si raccoglieranno annualmente da 50 mila quartare di vino, di cui la quarta parte consumasi nel paese, l’altro vendesi alla capitale ed a’ villaggi del dipartimento. Se ne brucia per acquavite quanto è sufficiente al bisogno.

L’orticultura è piuttosto curata. L’inaffiamento si fa con l’acqua de’ molini. La specie più generalmente coltivata sono i cardi, che si smerciano nella capitale.

Gli alberi fruttiferi sono in gran numero e di varie specie: fichi circa 3000 individui, ulivi 10000, mandorli, granati, susini, albicocchi, peschi, meli, peri, giuggioli, portogalli, limoni, circa 3000. Tra’ non fruttiferi poni alcuni centinaia di pioppi.

Bestiame. Buoi tra domiti e rudi 100, vacche 1000, pecore 1000, porci 60. Il formaggio vendesi a Cagliari.

I cacciatori trovano in gran numero quaglie, beccaccie, pernici, calandre, stornelli, lepri, conigli e volpi.

Stagno. Dista questo dal villaggio meno di un miglio, onde i Masesi ne han sempre profittato. Gli addetti alla pesca non sono meno di 30, divisi in 10 barche. Prendono ottime anguille, muggini, lupi, ed altre specie. Di molte specie sono pure gli uccelli acquatici, che in prodigoso numero svernano in questo stagno, ne’ quali si ha un altro ramo di lucro.

Acque. Bevesi da’ pozzi un’acqua pessima. In otto diversi siti veggonsi impaludare le acque de’ torrenti, e sono altri luoghi detti Benadrojus, ne’ quali l’acqua ridonda dal seno della terra. I pantani sono accresciuti da’ ossi de’ predii, e dagli scavi che si fanno per il materiale de mattoni crudi, i quali in tempo di pioggia riempionsi, e conservano l’acqua da uno in altro anno. Se si desse scolo a questi ristagnamenti, l’aria sarebbe meno insalubre. Notossi già il fiume che scorre presso questo villaggio, sul quale è un ponte dove lo traversa la strada a Cagliari. Non di rado si gonfia a modo che non bastandogli la foce di questo ponte, nè quella d’un altro, che fu aperto nella detta strada in distanza di tre minuti dall’abitato, allaga le vicine campagne, e invadendo nel villaggio disfa molte mura di laterizii, e fa crollar alcune case. Quando cessa la stagione delle pioggie appena conserva il corso formando nel letto de’ frequenti pantani.

La miglior strada è quella che porta a Cagliari, distante al suo libeccio sole quattro miglia; ma l’altre, una ad Assèmini, lunga circa 3 miglia al maestrale, l’altra a Sestu, di altrettanto tratto a greco tramontana, sono incomode per i fanghi, e quasi impraticabili nella stagione delle pioggie. Il passo di Dausterri nella via ad Assèmini è pericoloso quasi in tutto l’anno, e se non sono persone pratiche si infangano perdutamente.

Chiesa di s. Giorgio. Le vestigia di questa antichissima chiesa trovansi ad alcune centinaia di passi dalla sponda dritta del fiume, non lungi dallo stagno e dal territorio di Assèmini. Il terreno, benchè ora non sia tale, ha potuto essere così pantanoso come quello del vicino Bausterri. Si fece edificare questa chiesetta dall’infante D. Alfonso conquistatore del regno perchè nell’intorno egli corse grandissimo pericolo di esser vinto e morto, e poi si rialzò terribile per rapire la vittoria a’ Pisani.

Popolazioni antiche. Intorno alla chiesa di s. Catterina vedonsi le vestigia dell’antico villaggio Similia o Simbilia. Vedonsi pure le reliquie del villaggio di Mògoro a ponente presso lo stagno; e non molto lungi da questo verso il suo meriggio era Sa Mura. Quivi nella sponda dello stagno osservasi la parte più infima d’una torre, e trovansi molti avanzi di edifizii magnifici, mosaici, colonne, capitelli ecc., de’ quali una gran quantità è stata trasportata nel Maso, con varii cippi sepolcrali. È pure assai probabile che nel tempo de’ romani fosse in quella regione qualche insigne popolazione, o delle ville per i signori della capitale.
 

© L’Unione Sarda, 2004

Titolo originale
GOFFREDO CASALIS
Dizionario Geografico-Storico-Statistico-Commerciale
degli Stati di S.M. il Re di Sardegna

G. Maspero Librajo, Cassone Marzorati Vercellotti Tipografi
Torino 1833-1856

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